Regno Unito: responsabilità degli amministratori di una societa’ in caso di insolvenza

Un amministratore che continua a svolgere attivita’ commerciale in una societa’ in stato di insolvenza puo’ essere condannato dal tribunale per wrongful trading ai sensi dell’articolo 214 dell’Insolvency Act 1986 (la Legge sull’insolvenza), qualora siano soddisfatti gli altri requisiti per tale reato.

Un amministratore, inoltre, puo’ essere ritenuto colpevole di fraudolent trading ai sensi della sezione 213 dell’Insolvency Act. Qualora risulti che l’attività della società sia stata svolta con l’intento di frodare i creditori o per qualsiasi scopo fraudolento, il tribunale può dichiarare che le persone che hanno consapevolmente partecipato all’esercizio di tali attivita’ sono tenute a contribuire al patrimonio della società. Questa sezione si applica non solo ad amministratori e funzionari ma, in generale, a chiunque sia coinvolto nella conduzione degli affari della società in modo fraudolento. Sia il liquidatore che l’amministratore (o un suo delegato) possono intentare questa azione.

Infine, un amministratore potrebbe essere interdetto ai sensi del Company Directors Disqualification Act 1986 (CDDA).

In genere, i funzionari e gli amministratori della società non sono personalmente responsabili delle obbligazioni delle società, a meno che non abbiano sottoscritto garanzie personali. Tuttavia, i dirigenti della società possono essere ritenuti personalmente responsabili per uno dei seguenti motivi:

  • comportamento scorretto o violazione di un dovere fiduciario o di altro tipo;
  • commercio illecito; e
  • commercio fraudolento.

I funzionari della società possono anche essere ritenuti penalmente responsabili ai sensi degli articoli 206-211 dell’Insolvency Act per frode, cattiva gestione, falsificazione dei libri contabili della società, omissioni materiali in dichiarazioni e false dichiarazioni. Sono anche passibili di interdizione dalla carica di amministratore di qualsiasi società per un massimo di 15 anni ai sensi del CDDA. Un amministratore può essere interdetto nel Regno Unito anche se è stato condannato per un reato connesso alla promozione, alla costituzione, alla gestione, alla liquidazione o allo scioglimento di una società al di fuori del territorio britannico. Infine, la legislazione in materia di ambiente, salute e sicurezza può prevedere la responsabilità personale degli amministratori e dei dirigenti aziendali.

Per quanto riguarda il reato di wrongful trading, se sono soddisfatte le condizioni previste dalla legge (ossia, l’amministratore al momento sapeva o avrebbe dovuto concludere che non c’era alcuna ragionevole prospettiva che la società avrebbe potuto evitare l’insolvenza o l’amministrazione controllata), l’amministratore può difendersi se ha adottato tutte le misure necessarie per ridurre al minimo la perdita potenziale per i creditori della società.

Le dimissioni non sono generalmente considerate una difesa per gli amministratori – anzi, le dimissioni possono essere considerate dal tribunale come insufficienti al fine di ridurre al minimo la perdita potenziale per i creditori.

In relazione ad un claim per misfeasance ai sensi dell’articolo 212 dell’Insolvency Act, il Companies Act (alla sezione 1157) prevede un’esenzione dalla responsabilità degli amministratori se questi hanno agito in modo onesto e ragionevole e se, in base alle circostanze del caso concreto, e’ giusto esonerare l’amministratore da responsabilità.

Quando la situazione finanziaria di una società si è deteriorata al punto da metterne in dubbio la solvibilità, l’attenzione deve trasferirsi alla tutela degli interessi dei creditori piuttosto che alla tutela dei soci. La Legge sull’Insolvenza sottolinea tale necessita’, prevedendo una potenziale responsabilità personale degli amministratori personale per operazioni illecite. Gli amministratori devono considerare gli interessi dei creditori nel loro complesso, e non solo quelli di un singolo creditore o di una classe di creditori. Un amministratore è soggetto a tali doveri indipendentemente dal fatto che sia un amministratore esecutivo o non esecutivo e anche se è stato nominato come nominee di un particolare creditore o azionista.

In una riorganizzazione al di fuori di una procedura formale di insolvenza, gli amministratori mantengono i loro poteri di gestione e saranno incaricati di guidare la ristrutturazione e, in tal caso, mantengono il controllo sulla gestione dell’azienda.

In caso di moratoria, gli amministratori mantengono il controllo della società, anche se verrà nominato un curatore fallimentare con determinati compiti di supervisione. Gli amministratori dovranno chiedere l’autorizzazione al curatore per intraprendere determinate azioni, come la cessione di beni, la concessione di garanzie o il pagamento di determinati debiti precedenti alla moratoria per i quali si applica un’esenzione dal pagamento (questa autorizzazione è necessaria solo se il totale dei pagamenti in favore di una persona supera il maggiore tra 5.000 sterline e l’1% del valore dei debiti e delle altre passività dovute dalla società ai suoi creditori non garantiti al momento dell’inizio della moratoria).

In caso di procedura di liquidazione volontaria (CVA), gli amministratori mantengono il controllo con l’assistenza e la supervisione del responsabile e del supervisore del CVA.

In caso di liquidazione, i poteri degli amministratori cesseranno a meno che (per una liquidazione volontaria) il comitato dei creditori e i creditori (in una liquidazione volontaria dei creditori), o gli azionisti in assemblea generale (in una liquidazione volontaria dei soci) o, in entrambi i casi, il liquidatore, non decidano diversamente. In caso di amministrazione, il potere degli amministratori di esercitare qualsiasi funzione di gestione o di compiere azioni che interferiscano con i poteri dell’amministratore cessa, a meno che l’amministratore non dia il suo consenso preventivo.

Redazione